Posizioni

Odaka Yoga e posizioni: le onde del mare

L'Odaka Yoga si basa sui movimenti ondulatori del mare che vengono assunti tra una posizione e l'altra

Scordatevi di andar su dritti come stuzzicadenti: il principio dell’Odaka Yoga è la fluidità o flow per dirla all’inglese.

E’ sentirsi come un’alga – una di quelle che si radicano sui fondali marini – e muoversi lasciandosi trasportare dalle onde.

Nell’Odaka Yoga tutto è centrico e circolare. Rotatorio. Voi stessi ruotate su un asse fondamentale per la nostra evoluzione: la colonna vertebrale, una struttura ossea di cui spesso dimentichiamo l’importanza.

L’Odaka Yoga si fonda sulle nostre origini, quando quella microscopica cellula procariote – immersa nel brodo primordiale – decise improvvisamente di trasformarsi in informazione genetica e dare quindi origine a quella che oggi chiamiamo vita (un concetto – quello della vita – che, credetemi, a molti risulta ancora troppo banale).

Come acqua non abbiamo forma, ma possiamo assumere qualsiasi forma.

E, soprattutto, ci muoviamo in modo ondulatorio e rotatorio. Siamo onde che si infrangono sulla battigia in una calda giornata d’estate. Siamo vortici mossi dalla corrente.

L’Odaka Yoga si contraddistingue dagli altri stili di yoga proprio per questi movimenti biomeccanici che simulano le onde del mare e che sono propedeutici per condurci nelle posizioni in modo più armonioso, stabile ed equilibrato.

E i benefici, come vi ho già spiegato in questo articolo, sono dovuti proprio a questi movimenti rotatori.

Odaka Yoga e il flow

Odaka Yoga e posizioni: come fare

Il movimento di ripple
Imparate ad amare la vostra colonna vertebrale (sarete ricambiati, ve lo assicuro) e riconsiderate il vostro coccige.

Questo movimento non solo è propedeutico all’apertura delle anche, ma farà praticamente esistere la vostra spina dorsale permettendole di allungarsi e raggiungere il cielo più facilmente.

Un po’ come quando giochi con un una molla e a forza di giocare aumenta lo spazio tra una spirale e l’altra.

Praticatelo in posizione seduta in modo che il bacino sia ben radicato a terra. Vi servirà soprattutto all’inizio della lezione per riscaldarvi e per le tecniche di respirazione.

Allungamento del busto in avanti mentre inspirate (sempre in posizione seduta) e risucchio dell’ombelico e arrotondamento della colonna vertebrale (zona lombare) mentre espirate.

Mentre il busto si allunga in avanti, il coccige è spinto indietro, mentre la colonna vertebrale si arrotonda indietro durante l’espirazione, il coccige è spinto in avanti.

Quando espirate e arrotondate la spina dorsale, immaginate come se un pugno vi trafiggesse lo stomaco: anche il mento si chiude e le scapole si aprono.

Le mani sono appoggiate alle ginocchia e guidano questo movimento per poi muoversi fluide, proprio come se foste un’alga radicata alla sabbia del fondale marino.

Quando espirate portate le mani all’addome, al centro del vostro corpo, prendete l’energia e aprite riportando le mani all’altezza delle spalle.

E poi di nuovo giù, verso il centro quando espirate e fuori, braccia ben aperte, quando inspirate. Sentite le scapole che si aprono e la colonna vertebrale che si allunga. E’ probabile che molte delle vostre articolazioni scricchiolino.

Non vi preoccupate: io faccio un vero concerto, specie con le ginocchia e con tanto di batteria!!

Il movimento di vortex
Anche questo è un movimento rotatorio, a spirale, è propedeutico alle torsioni e ci permette di distendere la nostra colonna vertebrale in tutte le direzioni possibili.

Ricordatevi che il verso del vortex dev’essere sempre contrario al verso della torsione quando parliamo di torsioni chiuse: senso orario per le torsioni a sinistra, senso antiorario per le torsioni a destra. In caso di rotazioni, il vortice è nello stesso senso della rotazione.

Lasciatevi trasportare da questo vortice che si crea dentro di voi. Non state veramente facendo yoga se considerate solo l’aspetto fisico, la cellulite che se ne va e i tricipiti che si ritirano salutando l’effetto pellicano.

Lo yoga è spirito e voi spirito dovete ritornare ad essere.

Cominciate a ruotare sull’asse della vostra colonna vertebrale. Allungatevi in avanti mentre inspirate e risalite risucchiando l’ombelico e arrotondando leggermente la zona toracica, in un vortice senza fine che fa calare le vostre onde cerebrali.

Siate come un mulinello, quel movimento che si crea quando togliete il tappo dalla vasca e tutta l’acqua se ne va nelle tubature ruotando su se stessa.

Nelle sessioni di Odaka Yoga questi movimenti vi permetteranno di assumere meglio le posizioni di torsione. 

Il movimento di vortex è molto utile per allentare la tensione muscolare delle anche e quindi per assumere posizioni come Parivrtta Anjaneyasana o semplicemente per le torsioni.

Il movimento di roller

Immaginate le vostre anche come fossero la culla di un bambino piccolo. Dondolate come a creare una mezzaluna. Le vostre creste iliache, nel dondolio, si avvicinano alla spalla, per poi scendere gradualmente, mentre il vostro coccige si sposta in avanti.

Il movimento di roller mantiene la mente focalizzata nel qui ed ora. Riproduce il movimento naturale del nostro coccige quando camminiamo.

Forse non l’avete mai notato, ma le nostre gambe non si muovono mai in linea retta, ma sempre circolarmente, passando dal centro.

Questo movimento lavora sui muscoli pelvici e sui lombari: facilita quindi la transizione verso le posizioni invertite e verso le posizioni di equilibrio.

Mentre la vostra cresta iliaca destra si muove verso la spalla destra, il coccige si sposta leggermente in avanti e leggermente a sinistra e viceversa. Questo movimento attiva i muscoli del core e tutti i retti addominali.

Il movimento di point break

E’ il punto di rottura dell’onda, in cui tutto si ferma in quell’istante infinito che precede il lasciarsi andare. Questo movimento dona l’equilibrio tra il controllo (e quindi la paura) e il lasciar andare (e quindi la gioia).

E’ per questo che il point break, in Odaka Yoga, precede le estensioni all’indietro, preparandoci ad abbandonarci in quello spazio che esiste dietro la nostra schiena che non vediamo mai e quindi ci spaventa incredibilmente.

Il movimento di point break rafforza la parte frontale del torso (psoas incluso), le spalle e le pelvi.

Si parte con l’espansione del petto. Stirate bene anche i muscoli delle spalle chiudendo le scapole e avvicinandole il più possibile alla colonna vertebrale.

Ora infrangetevi in avanti, lasciandovi andare come un’onda per poi srotolare di nuovo la schiena verso l’alto, vertebra dopo vertebra. Il mento, chiuso verso lo sterno, è quello che si srotola per ultimo.

Il movimento backwash

E’ la risacca del mare ed è utile per i piegamenti in avanti: è il movimento inverso rispetto al point break.

Quando siamo in piedi con le mani al cielo, schiacciamo la zona lombare verso il bacino, arrotondando un po’ e contraendo bene i muscoli dell’addome.

Con questa azione il bacino è incoraggiato a ruotare in avanti e le mani a toccare il suolo. Provate a lasciarvi andare in questa onda prima di entrare in Uttanasana. Sentirete come il movimento sia di gran lunga facilitato.

La bassa marea

Questo movimento è inerente alle gambe e facilita l’apertura delle anche donandovi un range di movimento che non pensavate possibile.

Si parte intraruotando la gamba che vogliamo sollevare o su cui vogliamo lavorare verso la linea mediana del corpo per poi extraruotarla verso l’esterno. Durante questo movimento il ginocchio resta sempre leggermente piegato per poi posizionarsi a 90° durante l’extrarotazione all’esterno.

Dopo l’extrarotazione, riportate la testa del femore in posizione neutra e svolgete il lavoro sul gamba, sia che vogliate sollevarla verso la testa come nella posa di Vishnu, sia che vogliate sistemarvi nella posizione del loto.

L’alta marea

Questo movimento permette di creare stabilita nelle spalle e alleggerire la pressione sui polsi in modo tale da sopportare più facilmente il nostro peso quando ci troviamo nelle posizioni di equilibrio sulle braccia.

Il movimento biomeccanico attiva la muscolatura agonista e antagonista, consentendo all’articolazione scapolo omerale il giusto range di movimento. Vi accorgerete non solo che le spalle sono decisamente più stabili, ma anche che la muscolatura si estende maggiormente.

Aprite il gomito destro all’esterno per poi avvicinare la mano all’addome, sfiorandolo (il palmo è rivolto verso la pancia). Quando avete raggiunto l’ombelico aprite la mano in avanti come una raggiera: il palmo è rivolto verso l’alto. Create un semi cerchio spostando la mano verso l’esterno.

Con questo movimento, sentirete che il gomito del braccio destro preme contro il fianco destro, all’altezza della cassa toracica. Mantenete questa pressione.

Ruotate il polso, riportando il palmo della mano destra verso il basso, attivate il pollice e spingete ora il braccio in avanti. Dovreste sentire la vostra spalla molto più stabile. Lo stesso vale per il braccio sinistro.

Il pollice attivo, leggermente flesso, ha un ruolo fondamentale poichè permette l’attivazione dei dorsali, importanti nelle pose di equilibrio sulle braccia.

Quando estendete le braccia verso l’esterno ricordatevi sempre di richiamarle verso il centro, immaginate di spingere la testa dell’omero nella cavita glenoidea 🙂

Fate una sessione di yoga con questi movimenti e una senza. Poi ditemi cosa succede il giorno dopo 🙂

Namastè

36 commenti su “Odaka Yoga e posizioni: le onde del mare

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