Meditare camminando: l’arte Zen della consapevolezza

I passi di mia madre sono veloci e scattanti. A forza di andare a camminare tutti i giorni il suo ritmo è diventato come quello di una velocista. Cerco di seguirla, ma con i miei 7 chili in più tra figlio, placenta, liquidi e non so cosa in questo periodo di gravidanza mi abbia fatto lievitare così tanto, arranco. Il fiato è corto, la mia mente staccata dal corpo. Quella velocità mi lascia tutto alle spalle: i prati che circondano il sentiero, le montagne che si stagliano all’orizzonte, le nuvole che scorrono nel cielo. Puff, in un istante sono già sparite – o forse non sono nemmeno stati lì.

Se anche una camminata veloce può farci perdere il contatto con la realtà, figuriamoci le nostre giornate, vissute a ritmo di fast food. E allora, perchè corriamo? O meglio… perchè sto correndo io, per seguire mia madre, soprattutto in questo periodo che dovrei andare a rilento? La lentezza è così meravigliosa. E la camminata si può trasformare in una vera e propria meditazione. Perchè dovrei ritagliarmi un piccolo spazio per meditare se lo posso fare in qualsiasi momento della giornata?

Il nostro Maestro di Odaka Yoga Roberto Milletti ci ha fatto camminare attorno al nostro tappetino, a un recente aggiornamento per insegnanti. Benchè inizialmente scettica, ho presto compreso la potenza di quel semplice gesto. Presente a ogni a passo. Presente anche in quell’istante di tempo tra un passo e l’altro che nello Zen chiamano Yo-shi, lo spazio tempo tra un gesto e un altro, tra un respiro e un altro. Quello che in Odaka chiamiamo attimo di sospensione.

Quando siete pienamente dentro ciò che state facendo, quando ne siete pienamente consapevoli state, in verità, meditando. Lo sapevate?
Lo so, la consapevolezza è ormai una parola stanca che viene detta da aziende, datori di lavoro, assicuratori, life coach e guru del benessere. Quindi non si può biasimarvi se la nozione di consiglio di “essere qui adesso” vi fa venire l’orticaria. Ma essere qui e adesso è l’essenza della felicità, così semplice, così difficile da raggiungere.

Provate a camminare, ma non tanto per camminare, per fare chilometri, per superare i fanatici del jogging che corrono al parco ogni mattina. Camminate per sentire i vostri passi e il vostro respiro nei vostri passi. Chi fa yoga e non solo sa quanto il respiro possa essere importante: è la porta d’accesso tra noi e il mondo, tra il mondo e noi. Oltre a essere un meraviglioso cantastorie naturale. Sì, un cantastorie della nostra storia personale, del nostro carattere, dei nostri sentimenti.
Mentre camminate a ritmo del vostro respiro, lasciate che questo vi racconti di voi. E se vi hanno detto che meditare è silenziare la mente…. beh… sappiate che quando i pensieri sono consapevoli sono sempre ben accetti, poiché nostri maestri silenziosi. Se arriva un pensiero ditevi: «E’ arrivato questo pensiero, lo guardo, lo osservo, lo accetto. E’ tutto ok». Niente più niente meno. Lasciate alla vostra mente la possibilità di essere un flusso.

Potete davvero meditare mentre state camminando. Potete farlo anche in mezzo alla gente, che ve frega? E’ un esercizio molto divertente. E se vi sentite sciocchi provate a dare al vostro passo un equilibrio più simile alla norma. Se parlate con qualsiasi maestro Zen, questo vi dirà che potete meditare in qualsiasi momento della vostra giornata, anche quando lavate i piatti, purché siate esattamente lì, mentre li lavate – e non alla serie tv che vi aspetta su Netflix.
Dipende tutto dal respiro. Il respiro è la chiave. Non è necessario sedersi a lungo o in un luogo speciale. Non è necessario che vi sediate affatto. Secondo i Maestri Zen, potete alzarvi, sdraiarvi o camminare. La consapevolezza del vostro respiro è sufficiente per coltivare la consapevolezza; è uno strumento che vi radica nel presente.
E questo è il punto. L’idea non è quella di raggiungere la felicità finale, ma di sviluppare le capacità per affrontare e curare continuamente il dolore psichico e fisico che è un aspetto inevitabile dell’esistenza. Non pratichiamo una camminata consapevole per sradicare il nostro dolore. Usiamo l’energia della consapevolezza per essere in migliore contatto con i nostri sentimenti e le nostre emozioni e per imparare ad accettarle. Praticando una respirazione e una camminata consapevoli, sia la mente che il corpo diventeranno naturalmente più leggeri, più calmi e più chiari. Sono i cardini di una meditazione Zen efficace.

Nello Zen la camminata consapevole è una vera e propria tecnica di meditazione. Si chiama Kinhin. Semplicemente collegando il vostro respiro ai passi che fate, diventate consapevoli della completezza del momento. Per lo più, passiamo gran parte del nostro tempo a temere per il futuro o a riflettere e a rimpiangere il passato. Ma quando ci fermiamo a prestare attenzione al nostro respiro e ai passi che facciamo, improvvisamente possiamo anche vedere e sentire ciò che sta funzionando in questo momento, l’unificazione di mente e corpo, il modo in cui ci adattiamo a questo grande mondo indaffarato.

Come iniziare? E’ semplice.

Scegliete un posto per camminare avanti e indietro che sia privato e non complicato, uno dove il percorso a piedi può essere lungo dai dieci ai venti metri. Se camminate all’aperto, trovate un posto appartato in modo da non sentirvi a disagio. Se camminate tra un ufficio e un altro o tra un reparto e un altro, trovare un posto dove non ci siano mobili od ostacoli. Poi potete dedicare tutta la vostra attenzione alle sensazioni dei vostri piedi mentre camminate.

Tenete presente che si tratta di una pratica di attenzione e di tranquillità, non di una pratica speciale per camminare. Non c’è bisogno di camminare in modo insolito. Non c’è bisogno di un equilibrio speciale, non c’è bisogno di una grazia speciale. Si tratta solo di una semplice camminata. Forse a un ritmo più lento del normale, ma per il resto, abbastanza ordinario. Vi accorgerete che il ritmo si farà da solo, quasi inconsapevolmente, come se aveste sempre camminato in quel modo.
Iniziate il vostro periodo di pratica stando fermi per qualche istante a un’estremità del vostro percorso, oppure fermandovi di tanto in tanto in quell’attimo di sospensione tra passato e futuro dove un piede s’è già posato e l’altro sta cominciando a posarsi. Chiudete gli occhi. Sentite tutto il vostro corpo in piedi. Alcune persone iniziano concentrando l’attenzione sulla parte superiore della testa, poi spostano la loro attenzione lungo il corpo attraverso la testa, le spalle, le braccia, il busto e le gambe, e finiscono col sentire le sensazioni dei piedi che si collegano con la terra. Lasciate che la vostra attenzione si appoggi sulle sensazioni della pianta del piede. Questa è probabilmente la sensazione di pressione sui piedi e forse una sensazione di “morbido” o “duro”, a seconda di dove ci si trova.
Iniziate a camminare in avanti. Tenete gli occhi aperti in modo da rimanere in equilibrio. Spesso comincio con un normale ritmo di camminata e mi aspetto che la portata limitata della camminata, e la sua ripetitiva regolarità, allevii naturalmente il mio corpo in un ritmo più lento. Il rallentamento avviene da solo. Credo che succeda perché la mente, con meno stimoli da elaborare, si sposta su una marcia più bassa. Probabilmente l’impulso avido, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo con cui giocare, si arrende quando si rende conto di non voler andare da nessuna parte. Che non c’è un preciso punto da raggiungere, ma solo dei passi da compiere. E’ straordinario. Nessuna pressione, nessun obbligo di arrivare per prima o di compiere una particolare prestazione: solo e semplicemente camminare.

Quando si cammina a passo d’uomo, la vista è panoramica e descrittiva. Quando si cammina a passo lento, la vista è più localizzata e soggettiva. Se potessimo vedere i pensieri correnti, come i sottotitoli, delle note mentali che accompagnano la camminata, potrebbero avere questo aspetto:

Camminare a passo d’uomo

Passo . . . . passo . . . passo . . . passo . . . passo . . . passo . . .

braccia che si muovono… testa che si muove… testa che si muove… sorrido… guardo…

mi fermo . . . mi giro. . . cinguettio di uccello . . . . cinguettio di uccello . . .

passo . . . passo . . . passo . … chissà che ora è? . . . .

forse questa camminata è un po’ noiosa, quanto tempo mi rimane? . . . passo . . . passo . … passo . . .

braccia che oscillano . . . . comincia a fare caldo . . . .

. . . . sono contento di essere all’ombra . . . .

Ritmo più lento

Pressione sui piedi . . . . pressione . . . pressione che scompare . . . .

pressione che riappare . . . pressione che si sposta . . . . .

leggerezza . . . pesantezza . . . leggerezza . . . pesantezza . . . pesantezza . . . leggerezza . . . leggerezza . . .

Ehi! Ora ho capito! Ora sono finalmente presente! .

Ops, sono stato distratto… Ricomincio di nuovo . . . .

Pressione sui piedi . . . . spostamento della pressione . . . leggerezza . . .

pesantezza . . . . leggerezza . . . pesantezza . . . .

udito . . . . caldo . . . freddo . . . .

Lento non è meglio che veloce. È solo diverso. La guida ai limiti di velocità per una camminata consapevole è quella di selezionare la velocità alla quale è più probabile che si mantenga l’attenzione. Poi potete modificare a seconda delle vostre necessità. Vi consiglio di allineare il vostro passo al respiro, sarà molto più semplice mantenere la mente vigile e attenta sul presente, su ciò che state facendo.
Ora, provate un periodo di meditazione camminando. Iniziate con trenta minuti. Potete impostare il timer del vostro telefono cellulare, se volete. Mentre camminate, notate quante volte nasce l’impulso di controllare l’ora. Ma non fatelo. Camminate e basta. In questo modo, oltre alla compostezza e all’attenzione, si arriva a praticare la rinuncia, fattore fondamentale per il risveglio.
Camminate nel vostro respiro, respirate nei vostri passi.
Camminare è un gesto così semplice.
Tutti possiamo camminare, tutti possiamo meditare. E lo possiamo fare in qualsiasi momento. Sia che si tratti di camminare dal parcheggio a un negozio, di fare 10 passi verso un’altra scrivania attraverso un ufficio, o di vagare nel bosco. Ogni volta che ci ricordiamo di fare attenzione al nostro respiro e ai nostri passi durante la vita quotidiana creiamo uno spazio temporale e fisico di tranquillità.

Qualcosa di bello sta accadendo.

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