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Yogi incinta Parte 1: il ritorno alle radici

Avete mai provato a spingere i vostri piedi verso il basso come se voleste conficcarli nella terra? E’ la stessa cosa di quando piantate i bulbi dei tulipani in autunno e la terra è fresca e umida e vi si attacca alle mani. Solo che ora la terra è attaccata alla pianta dei piedi e voi state spingendo verso il basso.
Se non volete sporcavi potete anche fare lo stesso esperimento sul vostro tappetino poiché ciò che conta è la spinta che mettete. Non è come avere i piedi sporcati dalla terra, ma la sensazione di radicamento è comunque buona.
Da quando sono incinta e da quando ho letto ‘Il libro dei Chakra’ di Anodea Judith ho scoperto che spingere i piedi verso il basso mi cambia la giornata e mi fa comprendere quanto le radici siano così fondamentali in questa fase della vita di una donna. Quando sei incinta il secondo chakra va letteralmente a farsi benedire.


Tutto quello che prima i sensi consideravano un piacere si è trasformato in un incubo. E vi parlo di quegli incubi che vi fanno svegliare sudati nel cuore della notte. Se amavate la verdura vi ritroverete probabilmente ad odiarla e fare incetta di biscotti al cioccolato in qualsiasi momento della giornata, praticamente sbavando nel passare in mezzo al reparto ‘Dolci-Colazione’ del supermercato. Oppure scoprirete di amare follemente i sottaceti o le patatine fritte del fast food che vi ungono le mani come quelle dei bambini (e pensare che prima di rimanere incinta credevo che queste ‘storie’ fossero solo bizzarre leggende metropolitane: o sono troppo sensibile io o mi sono sopravvalutata). Se eravate una di quelle che fa jogging la mattina presto impavide della brina che luccica a bordo strada, potreste ritrovarvi col fiatone anche solo a salire una rampa di scale. Se amavate Sirsasana e le pose di equilibrio sulle braccia dovrete confrontarvi con l’improvvisa paura di cadere, salvo poi mettere quegli asana nello sgabuzzino per un bel po’ di tempo.
E no… non sempre le amiche del cuore o le pubblicità dei passeggini, con tanto di cuori e sorrisoni, vi addestrano per questo genere di sensazioni o vi danno i giusti strumenti per affrontarle. Perchè non potete sapere quant’è fastidiosa una nausea gravidica senza averla mai provata prima (le mie amiche mamme mi hanno detto che dopo il parto ti dimentichi tutto: vediamo se hanno ragione, vi terrò aggiornate). Tutto si capovolge e il fatto di non poter fare Sirsasana per capovolgerlo di nuovo a com’era prima rende la cosa più complessa, non credete?
La gravidanza è una cosa fighissima, non fraitendetemi, ma in questi mesi c’è un bel gran lavoro da fare poiché ciò di cui potevate fidarvi vi lascerà temporaneamente a piedi. Probabilmente guardandomi indietro, tra un po’ di settimane, riderò della mia goffaggine dei primi mesi, ma nel frattempo è come fare un viaggio a ritroso. Rewind. Come posso sopravvivere? Sì, perchè ci sono giorni in cui, tra nausee, odori insopportabili e sonnolenza, la prima regola è: sopravvivere. Tra la scelta dei prodotti da ingerire per evitare di rimetterli e il passaggio a setaccio dei bagnoschiuma per scongiurare la nausea almeno quando mi faccio la doccia. Ah, per non parlare dell’ansia pre ecografia che se siete ipocondriache è un vero pasticcio. E, ribadisco, avere un figlio è una cosa spaziale, ma questa cosa delle nausee, degli odori e dell’acidità di stomaco è da sapere – almeno per arrivare preparate.


Per questo piantare i piedi a terra e tornare giù, nelle profondità del primo chakra è così importante. Il Muladhara Chakra è una questione di stabilità, di radicamento, di sicurezza, di sentirsi finanziariamente al sicuro, sostenuti dalla famiglia (biologica, adottata e scelta), dalla nostra cultura, dalla nostra religione. È il nostro cibo e il nostro rifugio. Il nostro sostegno e la nostra sicurezza. Essere pienamente presenti nel nostro corpo fisico. E per affrontare un cambiamento come la nascita di un figlio e la trasformazione del nostro corpo c’è bisogno di un terreno sicuro su cui poggiare bene i piedi. Qualcosa per cui puoi dire: «Ok, almeno questa cosa è rimasta com’è. Mi ci posso sostenere». Io, per esempio, l’ho trovata nella mia famiglia e nelle mura della casa in cui sono cresciuta e dove sono tornata per trascorrere questo periodo dove, alcune volte, quando mi guardo allo specchio, faccio un po’ fatica a riconoscermi (forse sarà anche perchè mi è sparita l’acne… questa è una cosa super della gravidanza).
Scherzi a parte… se siete in gravidanza e questi primi mesi non vi sembrano poi così divertenti come immaginavate… beh… ritrovate le vostre radici. Le radici sono un sostegno sicuro che se ben strutturato sin dall’inizio non ci abbandona mai. Sentite di non avere radici? Beh… anche non avere nessuna radice può essere allo stesso tempo una radice, una sicurezza, un porto sicuro e una consapevolezza a cui aggrapparsi. Basta che vi sentiate in qualche modo al sicuro, anche se sentirsi al sicuro significa per voi non avere ‘apparentemente’ un terreno su cui edificarvi.
C’è, inoltre, una considerazione molto interessante che mi piace fare sul chakra della radice. Alcune risorse dicono che questo centro energetico è collegato al perineo, altre al coccige e altre ancora al collo dell’utero nell’anatomia femminile. Mi piace pensare che sia la cervice. Questo è il portale verso il mondo, poiché è da lì che ognuno di noi è nato. E’ la nostra prima vera radice. Ha il potere di aprirsi per ricevere lo sperma, per rilasciare il liquido mestruale e per far nascere i bambini. Quando nasciamo la nostra Corona, e il nostro chakra della corona, si muove attraverso la cervice mentre entriamo nel mondo (se è un parto vaginale). Il centro della radice della madre si collega con la corona del bambino. E questo è veramente eccezionale.

Il terzo chakra riguarda inoltre la sfera degli istinti più primitivi che la mamma sicuramente ha necessità di affinare per poter seguire meticolosamente il bambino dopo la nascita. Affinare i propri istinti può essere un processo complicato poiché molto di ciò che facciamo è governato dalla forma, dalla ragione, da ciò che crediamo essere formalmente giusto, a discapito di ciò che sarebbe naturale.
Ho rafforzato i miei istinti, pur sempre mantenendo il radicamento, attraverso la pratica, soprattutto attraverso i caratteristici movimenti richiamati dalle arti marziali di Odaka, movimenti che hanno acceso in me, attraverso memorie ancestrali, non solo un buon senso alla sopravvivenza, ma anche la possibilità di sentirmi pronta. Se ci riflettete, ci sarà sempre qualcosa per cui sentirsi bloccati, impantanati, non pronti ad agire. Con la seconda ondata di Covid imminente esplorare le modalità con cui uno spermatozoo feconda un ovulo poteva non essere sicuramente una decisione saggia da prendere. Ma se non fosse stata la seconda ondata di Covid la mia mente mi avrebbe sicuramente suggerito qualche altro ostacolo. Ma se vi allenate a essere pronte, gli ostacoli smettono di essere ostacoli: diventano semplicemente eventi senza nessuna connotazione giusto/sbagliato. I flow di Odaka, nel susseguirsi dei loro Virabhadra (guerrieri), nelle loro movenze archetipe, mi hanno radicata e allo stesso tempo mi hanno permesso di riscoprire e avere fiducia dei miei istinti. Gli istinti, se coscienti, sono la prima porta d’accesso per la forza e la potenza dei livelli più superiori.
Perciò, future mamme, coltivate le vostre radici!

Namaste

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