Mollo tutto e faccio yoga

Mollo tutto e apro uno yoga retreat in Portogallo

Uno stormo di gabbiani si muove all’orizzonte mentre affondo i piedi nella sabbia, una sabbia dorata che ha tanto il colore del miele che mangiavo da piccola, quando la zia portava giù i barattoli dalla montagna.

Il mare, energico e deciso, accoglie i surfisti tra le sue onde, oltre il promontorio. Li culla e li protegge per poi schiantarsi su se stesso. Sento forte lo scrosciare delle onde sulle loro tavole da surf che là, sulla linea che sembra porre fine al mondo, si lasciano sfiorare dalla luce del sole che sorge.

Federico è uno di loro. Mi ha raccontato che oltre allo yoga ha il surf come grande passione. E allora, ho pensato che il modo migliore per incontrarlo fosse proprio lì, dove il mare accoglie i suoi amanti e li fa volteggiare nelle sue curve.

Ericeira è un piccolo villaggio di pescatori, poco più a nord di Lisbona, in Portogallo. Qui il mare è blu e l’aria soffia forte. Dopo aver fatto quattro passi in centro, posso dire che Federico ha scelto bene il posto in cui passare il suo tempo, almeno per ora. Le case sono bianche e blu, le strade ciottolate e quando ti siedi nel dehor del piccolo bar di fronte al porticciolo ti sembra di aver l’infinto davanti. E il silenzio, la pace e il silenzio, come mi ha raccontato Federico, quando ci siamo sentiti al telefono: la pace e il silenzio.

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E così, mentre il sole si fa più alto, Federico esce dall’acqua, insieme alla sua tavola da surf. In comune, oltre, lo yoga, abbiamo l’aver vissuto ai piedi della Mole Antonelliana (anche se lui è di origini venete) e il fatto di aver studiato qualcosa che poi, abbiamo lasciato lì, su un foglio di carta, insieme al sudore speso per dare e passare gli esami. Io semi avvocato, lui ragioniere, anche se dietro la scrivania lui non c’è mai stato davvero. «Facevo competizioni di snowboard, così lo sport ha spesso prevalso e mi ha permesso di viaggiare già dall’età di 16 anni in Europa e nel mondo. All’età di 24, dopo un anno di lavoro in Australia, ho fondato, insieme ad alcuni amici una scuola di snowbaord a Livigno».

Il sole si è ormai alzato all’orizzonte e le nostre ombre stanno proiettate dietro a nostri corpi, mentre, laggiù, in lontananza, alcuni surfisti continuano a giocare tra le curve mosse dall’acqua.

Per Federico, lo yoga, non è stato un colpo di fulmine, come uno di quelli che ti becchi quando sei adolescente e poi sembra che oltre l’oggetto dei tuoi desideri, al mondo, non ci sia più nulla. Il suo, per lo yoga, è stato un amore graduale. Di quelli coltivati e scoperti piano piano, che poi, alla fine, sono meglio di tutti gli altri. Perchè sono consapevoli.

«E’ stata mia madre a convincermi a fare yoga la prima volta. Da lì, però, passarono due anni prima che la pratica diventasse costante. Iniziò così un pellegrinaggio dagli stili più dinamici a quelli più meditativi. Da allora il cambiamento è stato costante. A livello fisico mi sorprende come il corpo rimanga longevo e giovane, a livello mentale/spirituale. E’ una sensazione difficile da descrivere, certe esperienze possono solo essere vissute, ma  così su due piedi le parole che più descrivono il mio mondo di oggi sono pace e silenzio».

Federico pratica e insegna Hatha Yoga. «Mi sono diplomato alla scuola Sivananda Vedanta, che ha una visione molto olistica della tecnica, basata sugli 8 rami dello yoga (Raja) e quindi lo studio dei grandi maestri. Così da Patanjali a Ramana Maharshi (mistici e maestri), dal Vedanta alle Upanishad (testi sacri indiani) ho realizzato quanto la parte fisica dello yoga fosse veramente la punta dell’iceberg. Asana, pranayama, mudra, bandha e filosofia conferiscono completezza e adattabilità alla disciplina. Lo yoga continua a insegnare, ogni lezione o pratica personale sono motivo di crescita e di comprensione. Lo yoga mi sta insegnando l’umiltà, indicando la via per il benessere fisico e psichico,  a compassione. Questi sono solo benefici della pratica, conseguenze di un piano più grande che considero una devota ricerca per la realtà ultima e la libertà».

La libertà. Sembra naturale e scontato parlare di libertà di fronte all’oceano, a quello che per molti è stato un grande limite fisico, in passato, ma anche un grande stimolo per superare se stessi e scoprire le Americhe. In quel piccolo posto, con la sabbia dorata tra gli alluci e i gabbiani che cantano all’orizzonte, vien da chiedersi se non sia già questa la vera libertà. Il poter essere presente, in un luogo e in un momento dove pace e silenzio si fondono. «E’ quando il silenzio invade i miei pensieri che mi sento a casa – mi dice Federico -. Nella mia famiglia, nei miei amici».

Ed è proprio qui, su queste spiagge dorate, che Federico vive per 7 mesi l’anno e, grazie a due soci e amici, ha avuto l’opportunità di aprire uno yoga retreat, 108 House, dopo aver vissuto anche alle Canarie, in Sri Lanka e a Berlino. «L’essenza di questo progetto è il tentativo di diffondere lo yoga nella sua versione più autentica ma che possa essere percepito e compreso anche nel nostro millennio. Quando non sono in Portogallo, organizzo workshop in Europa e partecipo a corsi formazione insegnanti».

Federico si alza, scrollandosi un poco la sabbia dai gomiti e in pochi secondi appoggia le mani al suolo, sollevando le gambe al cielo per poi chiuderle in Padmasana, sospeso per aria. Sono colpita dalla sua forza, ma so che la forza è solo il primo gradino, che cela una scala infinita. Mi sollevo anche io e ascolto le scrosciare delle onde sulla battigia, lasciando che quelle onde si impossessino della mia pelle, delle mie ossa, e le muovano a loro ritmo, come mi insegna da tempo l’Odaka Yoga.

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«Cosa direi a chi inizia yoga? Di esplorarne le radici, per comprenderne un messaggio che oggi vedo confuso. E poi come insegnano i maestri, ci sono tante vie quanti individui».

Namasté 🙂

Sei anche tu un’insegnante di yoga e vuoi raccontare la tua storia e condividere con noi il tuo percorso? Clicca QUI, accedi al nostro gruppo Italia Yoga e scrivici! 🙂

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