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Come essere un buon yogi al pranzo di Natale

Zamponi e cotechini non mi sono mai piaciuti tantissimo. L’idea del grasso che cola e si accumula nella pentola durante il bollore mi ha sempre generato un certo disgusto, soprattutto negli ultimi tempi, da quando lo yoga mi ha fatto perdere qualsiasi passione per le proteine, la media cottura, i rigoli di sangue nel piatto e quelle cose lì.
Ma che ci vuoi fare… A casa mia, a Torino, bollito misto e zampe di maiale sono un must per il pranzo di Natale.

Oltre al bollito e alle zampe di maiale ci sono poi tutta una serie di altre cose che a Natale non mancano mai: la coda al supermercato il giorno della Vigilia perchè puntualmente ci siamo dimenticati del salmone e dei biscotti alla cannella da regalare alla zia, il panettone con i canditi e la glassa alle mandorle che al mio fegato non piacciono nemmeno un po’, il caffè dalla cugina di mia madre con tutto il cucuzzaro e i cani pelosi che saltano sul tavolo.

Ci sono litri e litri di spumante che vanno via come pioggia torrenziale, perchè «che ne dici di un aperitivo per farci gli auguri?»… e quando gli amici da baciare sotto il vischio diventano tanti, si sa, le probabilità di tornare a casa sbronzi sono parecchio alte, specie se basta un goccio di Barbera per raggiungere il Nirvana.

Ci sono i regali sotto l’albero che per noi yogi sono più o meno scontati: tappetini di caucciù per la pratica, lampade di sale, candele, oli ed essenze d’India, mattoncini in sughero per Ardha Chandrasana e via di questo passo.

E poi ci sono i bimbi, quelli dei cugini che non vedi mai, quelli che dopo aver scartato lo scatolone pieno di giocattoli, corrono per tutta la casa come cowboy e indiani (ma non avevano solo due anni?).

Anche per noi yogi perdere le staffe a Natale è un attimo, anche se andiamo avanti a mantra e frullati di prana.

Si fa un bel dire a mantenere il controllo, nel qui e ora, centrati come un guerriero che non si accorge di me né io di lui (uno dei principi cardine dell’Odaka Yoga per cui dobbiamo essere sempre imperturbabili di fronte agli eventi).

Ma forse è proprio in questi momenti, tra fiocchetti colorati e renne di peluche, che dobbiamo ricordarci che siamo yoga soprattutto fuori dal nostro tappetino, che non ci serve a niente andare in Pasvakonasana dritti e stabili come una statua greca se poi perdiamo l’equilibrio fuori dai confini del nostro mat in caucciù.

Non ci è servito a niente tutto quel flow, la fatica per entrare in Sirsasana o Chakrasana sulle punte se poi dimentichiamo di amare noi stessi e tutti quelli che stanno mangiando lo zampone al pranzo di Natale di fianco a noi, anche se siamo diventati vegani da almeno 10 anni.

Del resto Natale è tutto ciò che riguarda la nascita dell’amore. E come yogi noi siamo amore. Lo siamo nei confronti di noi stessi, degli altri, dei cagnolini della cugina di mamma, anche se i peli che perdono sul tavolo poi finiscono nel bicchiere dello spumante. Lo siamo nei confronti dei bimbi che, tra una corsa e l’altra hanno finito poi per rompere la lampada di sale, quella con cui facevi meditazione prima di andare a dormire.

Il Natale è un momento perfetto per essere un buon yogi.

E per meditare. Il Pranayama è la pratica più importante e necessaria per le vacanze. In fila all’ufficio postale per spedire il pacco alla zia dell’Argentina, ma anche al supermercato quando la nonnina che sta di fronte non sa usare la carta di credito e avreste potuto già essere a casa da mezz’ora.

Respirate a narici alternate: anche se al pranzo di Natale, la suocera vi guarda con le sopracciglia inarcate, pensando che stiate cercando un modo per pulirvi il naso senza dare nell’occhio.

Ma più di tutto, se potete, fermatevi. Si fa un bel dire di restare centrati di fronte allo stress. Lo so. Ma provateci.

La sera del 25, di fronte alle fiamme incandescenti e al legno che arde nel camino, fermatevi. Prendete il vostro tappetino e adagiatevi lì, sulle piastrelle fredde a guardare il soffitto. Fate andare via. Un famoso maestro di Kundalini Yoga, Yogi Bhajan, diceva:

Se quando si medita tutta la vostra spazzatura non esce per salutarvi, probabilmente non state meditando.

Non dovete per forza essere perfetti, neanche nella meditazione. Guardate quelle fiamme all’interno del camino e seguite il vostro respiro con la mente. Basterà.

E se non avete il camino, va bene anche la fiamma di una candela.

Buon Natale 🙂

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