Cos’è lo Yoga, tra ascolto e spazio

Ma lo yoga cos’è? 

Pratico da tempo, insegno da un po’ meno, ma ancora oggi spesso mi pongo di fronte a questo quesito. Me lo chiedo perchè per chi insegna come me, a volte, darsi e dare delle risposte sembra essere necessario (anche se il più delle occasioni sento la vocina della mia cara e amata zia Mina sospirare dietro le mie orecchie: «Le risposte sono già dentro di te, ascolta»). Me lo diceva sempre da bambina. Di guardare dentro. Di mettersi in silenzio per guardare dentro. Qualche volta l’ho fatto, mi sono sentita bene. Ed effettivamente dentro, nei nostri piccoli spazi che non sappiamo di avere, ci sono davvero un sacco di cose. Come quando apri il cassettone del letto e rimani stupita di quanta roba sei riuscita ad accatastare lì sotto, anno dopo anno, senza mai guardare veramente: c’è polvere ovunque e non l’avresti mai immaginato. I cassettoni del letto sono davvero micidiali: non esistono veramente, sono zone franche che, sfuggendo alla nostra vista, possono tranquillamente appartenere a un universo parallelo. E, siccome non esistono veramente, allora uno si sente libero di buttarci dentro di tutto. Mette la mano sotto il materasso e le doghe, fa presa, tira su e butta dentro. Una volta ci ho trovato pure il rotolo della carta forno e non chiedetemi come cavolo abbia fatto a finire lì dentro. Il nostro corpo e la nostra mente sono un po’ come il cassettone del letto: abbiamo passato una vita intera a buttarci dentro roba senza neppure accorgercene e adesso non ci sta più nulla: ogni tanto ci capita pure di sentire l’angolo acuminato della copertina rigida di qualche libro conficcarsi nella schiena, quando dormiamo. Ci dà fastidio. Ci sentiamo pesanti. A volte, invece, abbiamo accumulato talmente tante cose da sentirci inspiegabilmente vuoti. Il tempo del silenzio e dell’ascolto si sono ormai ridotti all’osso, restando confinati nel battito di ciglia poco prima di coricarsi e spegnere le luci per crollare a letto.

E allora cos’è lo Yoga? Qualche volta bisogna pur chiederselo, soprattutto quando si pratica da molto tempo. Ma pure quando si inizia. Perchè lo Yoga, specie all’inizio, è quel tempo del silenzio e dell’ascolto che, piano piano, pratica dopo pratica, cominciano a dilatarsi. Lo Yoga è come una giornata di primavera, quando arrivano le pulizie di Pasqua e inizi finalmente a prendere il coraggio per guardare sotto il letto: c’è così tanta roba; qualcuna ti eri pure dimenticata di averla posseduta, ma almeno ne sei cosciente.

Mentre guardi quell’ammasso di roba senza sapere come ha fatto a finire lì, sai già che dovrai rimboccarti le maniche: alcuni vestiti ti stanno ormai stretti, altri non li hai indossati neppure una volta. Alcuni libri delle scuole superiori che non hai mai avuto il coraggio di buttare, insieme alle amicizie e agli amori di quando eri piccola, credendo che un giorno li avresti sfogliati e odorati di nuovo. I primi completini in pail di tuo figlio che hai voluto conservare per scrupolo, pur sapendo che non saresti diventata mamma una seconda volta. Una bilancia arrugginita che si è fermata al pesoforma di quando indossavi le calze a rete e le gonne di jeans. La trapunta della tua cara nonna che odora ancora di fuliggine e di visvaporum. Prima di quel momento il cassettone sotto il letto faceva parte di un regno parallelo, un multiverso intangibile: adesso puoi vedere tutto ciò che c’è dentro. Alcune cose ti righeranno le guance di lacrime, altre ti strapperanno un sorriso. Sta a te scegliere cosa tenere e di cosa disfarti.

Attraverso lo Yoga prendiamo coscienza di ciò che ci abita, a volte da poche settimane, a volte da sempre. Impariamo a scavare dentro di noi, a conoscere ogni piega del nostro corpo, ogni angolo della nostra mente. Sapere cosa c’è dentro il cassettone è il primo passo per comprendere cosa ci facciamo qui, su questa terra, il nostro Dharma, lo scopo per il quale siamo esattamente qui, in questo momento. Ognuno di noi ha un ruolo in questo Universo. Siamo come i fili intrecciati di un tappeto: quando un filo non occupa il posto che gli era stato assegnato, il tappeto si sfalda.

E, così, attraverso l’ascolto di noi stessi, lo Yoga ci aiuta a capire – prima cosa c’è dentro di noi – e – dopo – quale posto abbiamo il diritto e il dovere di occupare nel tappeto della vita.

Molte persone non sanno cosa aspettarsi dallo Yoga. L’altro giorno un ragazzo mi ha chiamato chiedendomi se lo yoga fosse adatto alle persone che soffrono di ernia del disco. Questa domanda mi ha fatto riflettere. Ho pensato alla Patrizia Saccà, quando mi ha detto che «anche quando ti soffi il naso, ma lo fai con consapevolezza, stai facendo yoga». Ho pensato che c’è spesso troppo corpo, troppo movimento, senza sapere perchè. 

Il corpo è il primo passo, è qualcosa di più tangibile, ho pensato. Le asana diventano un modo per prendere contatto di ciò che ci abita. Ma se tutto si esaurisce sul tappetino, allora lo Yoga smette di essere Yoga e diventa una comune attività fisica, come lo step in palestra o la partita a paddle del sabato pomeriggio. Ma questo non è Yoga, Yoga è ascolto di sé. Yoga è sapere chi siamo per sapere dove vogliamo andare. Yoga è capire che un motivo del perchè siamo qui c’è. E non importa quante cose terremo e quante cose butteremo: sapere cosa c’è sotto il letto è già una grande possibilità.

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