Holi

Dal tramonto di domenica 28 marzo al tramonto di lunedì 29 marzo gli induisti festeggeranno Holi, la festa dell’inizio della primavera. Il calendario induista segue l’andamento della luna, per cui le feste non hanno una data fissa, come invece nel caso del nostro calendario dove l’unica festività che cambia data è Pasqua. Le festività induiste hanno un periodo entro il quale ricadono, che dipende dalla luna nuova o dalla luna piena, a seconda dei casi. Nel caso di Holi si tratta di stabilire la data nella quale ricade l’ultima luna nuova invernale, occasione nella quale si festeggia Mahāśivarātri, e la relativa luna piena, momento nel quale si festeggia, appunto, Holi (15 giorni dopo). I festeggiamenti coinvolgono falò, polveri colorate che vengono lanciate nell’aria, canti e balli e rappresentano spesso Kṛṣṇa mentre flirta con le pastorelle.

Come sempre, a seconda della regione che prendiamo in considerazione, possiamo trovare diversi episodi e racconti legati a questa festività, ma la radice comune è la fertilità. Holi è il momento in cui lasciamo i rigori dell’inverno per entrare nel tepore primaverile, momento in cui tutto sboccia e l’energia che è stata creata, incamerata e preparata durante tutto l’inverno, ha la possibilità di esprimersi appieno nei boccioli dei fiori, nelle tenere foglie che cominciano a fare capolino dai rami secchi che sembravano ormai morti, nei germogli che produrranno i frutti.

Ho scelto una delle tante storie che ho trovato legate a Holi, da raccontare qui. Avendo un debole per Śiva, quest’anno racconterò il suo ruolo in questa festa, lasciando per altre occasioni altri racconti. Durante la vigilia di Holi vengono accesi falò in onore di Holika (da cui il nome della festa), una donna che, si dice, potesse rimanere nel fuoco senza esserne bruciata. Nel Sud dell’India questo falò è chiamato anche Kāma DahanKāma è il dio del desiderio, quello fisico e carnale, che un giorno, dietro richiesta degli dei, cercò di colpire Śiva con una delle sue frecce, per risvegliarlo dalla sua infinita meditazione e farlo innamorare di Pārvatī. Per troppo tempo Viṣṇu, il dio della preservazione, aveva caratterizzato la vita sulla terra dove, proprio per questo, non accadeva più nulla, tutto minacciava di finire e spegnersi a causa della mancanza di tensione tra le forze della distruzione e della costruzione. Così gli dei decisero di chiedere a Śiva, dio della distruzione e del cambiamento, di intervenire, ma questi era incontattabile, completamente assorbito dalla meditazione. Chiesero allora a Kāma di intervenire per farlo innamorare di Pārvatī e farlo tornare sulla terra come marito e padre, ma, quando Śiva si accorse, poco prima che la freccia venisse scoccata, che Kāma stava per colpirlo, lo bruciò all’istante con il suo terzo occhio, riducendolo in cenere. La moglie di Kāma, Rati, disperata per la perdita, supplicò Śiva di farlo tornare in vita, così il dio fece rinascere Kāma sotto forma di Kṛṣṇa e Rati sotto forma di Rādhā, sua sposa. Nel corpo di Kṛṣṇa la lussuria rappresentata da Kāma sarebbe stata temperata, anche grazie alla presenza di Rādhā, dal sentimento dell’amore, coinvolgendo non solo il corpo, ma anche il cuore.

Una pratica ispirata a Holi

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