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Come essere un buon Yogi a Natale – Aparigraha

Non sono mai stata molto brava a fare o ricevere doni nella mia vita. E ciò che mi rimane delle festività natalizie, se vado a ripescare tra i ricordi di quando ero piccola, è l’alberello illuminato a giorno che troneggiava al fondo del corridoio e potevo vedere acceso durante la notte, dalla mia cameretta quando – con la testolina appoggiata al cuscino – mi giravo da un lato. Lo vedevo dalla porta semi socchiusa e aiutava la mia mente a intorpidirsi nella fase rem. Ricordo che la cosa più bella era l’andare in macchina con i miei genitori e giocare a chi vedeva l’albero di Natale più colorato e più addobbato tra quelli dei vicini.

Forse uno dei regali più sentiti – quando poi sono diventata grande – è sempre stato quello per mia madre che – spesso – mi riducevo ad acquistare (e donarle) molto prima che arrivasse il 25 dicembre. Non ho mai rispettato moltissimo queste ‘tradizioni’. Poi è stata un po’ la vita a spazzarle via quando sono venuti a mancare pilastri importanti all’interno della mia famiglia. Ma forse anche il non rispettare una tradizione o fare finta che non ci sia è uno schema di pensiero decisamente poco sano.

Del Natale, ora che ci rifletto bene, sì…mi sono sempre piaciute tanto le luci. E i canti con la chitarra che si suonavano dopo il pranzo del 25, quando eravamo già un po’ tutti ubriachelli e le note venivan via così, senza che la vergogna trovasse il sopravvento. Non che mi piacessero i regali e neppure il cibo che veniva somministrato a palate da mia madre o dalle mie zie. Quanto piuttosto il tempo che potevamo trascorrere insieme. E delle collette che – inizialmente – si facevano tra le amiche per il regalo all’una e all’altra ne ho presto perso memoria.

Che lo si voglia no, però, il Natale porta sempre a galla tanti pensieri, tanti schemi di pensiero e uscirne indenni è piuttosto complicato. Le vacanze di Natale sono un chiaro esempio di quanto la nostra società e noi stessi possiamo essere veri e micidiali accumulatori seriali. Che poi non accumuliamo solo regali che non ci piacciono (forse perchè ci circondiamo di persone che in realtà non ci conoscono) – ma anche e soprattutto – pensieri. Se siamo sempre stati abituati a cucinare il polpettone per le feste continueremo a farlo, se qualche triste evento ha condizionato i nostri Natali, probabilmente ridurremmo le feste a una nullità, continuando a privarci di possibile gioia.

Gli schemi di pensiero sono qualcosa di molto forte che, però, dobbiamo imparare a combattere e distruggere.

Ora, forse, ti chiederai di cosa voglio veramente parlarti.

Quando facciamo yoga a lezione (o quando fai yoga in qualsiasi altro studio, in qualsiasi parte del mondo) – molto spesso – vai ad espletare uno degli 8 rami di cui è composto lo Yoga – gli Asana. Lo Yoga, che è Unione con sé stessi e con l’Universo, conta – tuttavia – 8 ‘pratiche’ diverse. Yama e Niyama (comportamenti), Asana (posizioni), Pranayama (respiro), Pratyahara (controllo dei sensi), Dharana (concentrazione profonda), Dhyana (meditazione), Samadhi (beatitudine – fusione con l’oggetto). Mettere in pratica questi insegnamenti significa camminare sulla via che conduce all’Uno.

Aparigraha, la pratica della non possessività, del non accumulo o del non attaccamento, è una parte dello Yama, il primo arto dell’ottavo sentiero dello Yoga (Ashtanga Yoga). Ognuno di questi arti ci offre gli strumenti necessari per calmare la mente e diventare sempre più radicati nella nostra vera natura – comprendere chi siamo veramente. Ora, può sorgere la domanda: cosa hanno a che fare una mente calma e lo Yoga con il non accumulare possedimenti di cui non abbiamo realmente bisogno, e il lasciar andare ogni tipo di dipendenza, per esempio da persone, luoghi e cose?
La ragione per cui la pratica dell’aparigraha, letteralmente «non afferrare da tutti i lati» è fondamentale per svilupparsi nella pratica dello Yoga, è semplice. Tutto ciò a cui ci aggrappiamo, sia fisicamente sotto forma di cose materiali, sia emotivamente, come forti sentimenti (positivi o negativi) per altre persone, o mentalmente sotto forma di aggrapparsi a certi schemi di pensiero e sistemi di credenze, richiede energia e occupa spazio dentro di noi. Esercitare la nostra energia in questi modi ci tiene prigionieri nell’attaccamento e disturba la nostra pace interiore, il nostro innato senso di tranquillità e serenità.

Aparigraha è un buon insegnamento da mettere in pratica a Natale. Pensiamo ai regali per la famiglia. Ti sei mai trovato di fronte alla domanda: «A chi faccio i regali di Natale?» che un po’ è come invitare i parenti a una cerimonia – se invito qualcuno devo invitare anche quell’altro. Anche in questo primo passo la mente può iniziare a correre a vuoto: «Beh, se io faccio un regalo allo zio Giovanni, allora anche la zia Linda dovrebbe riceverne uno – ma io sono molto più vicina allo zio Giovanni, in più la zia Linda non mi ha dato niente neanche l’anno scorso e non so nemmeno cosa le piace veramente, …..». Questo è solo un piccolo esempio del tipo di pensiero che potrebbe emergere.

Diciamo che abbiamo superato l’ostacolo di decidere per chi comprare un regalo e dopo aver giustificato la nostra decisione a noi stessi, ora stiamo valutando quanti soldi spendere. Quanto possiamo permetterci? È giusto spendere di più per una persona che per un’altra? Qual è la misura di quanto denaro è giusto spendere in modo tale che si evinca il tipo di sentimento che ci lega a questa persona? Anche in questo caso, queste domande non fanno altro che aumentare lo stress per la mente. Eppure quello che volevamo fare era semplicemente fare un regalo di Natale.
Ma ci siamo mai fermati a riflettere un attimo, perché compriamo i regali? Perché abbiamo bisogno di una stagione specifica per fare regali alle persone che amiamo e a cui teniamo? Perché facciamo regali alle persone quando non sappiamo cosa piace loro? E perché ci sentiamo obbligati ad accettare cose materiali di cui potremmo anche non aver bisogno e che finiscono da qualche parte nel magazzino e vengono conservati a tempo indeterminato solo perché è così che si fa?

Potremmo fare queste cose a causa di concetti mentali che abbiamo in mano e che spesso inconsapevolmente abbiamo accettato come la verità, o «così è come stanno le cose». Queste idee creano interi sistemi di credenze su cui basiamo la nostra vita, e spesso ci impediscono di esprimere e vivere secondo la nostra verità e quindi disturbano anche la nostra tranquillità. Quindi, aparigraha significa anche lasciar andare queste vecchie idee che determinano in gran parte chi siamo e come ci comportiamo nel mondo. Ci viene quindi chiesto di esaminare in modo veritiero le nostre motivazioni in ogni situazione e di passare attraverso la nostra vita con chiarezza quando prendiamo delle decisioni.
Quante volte facciamo qualcosa solo perché sappiamo che le persone reagiranno in un certo modo? Tornando ai regali di Natale, potremmo accettare qualcosa di cui non abbiamo bisogno perché non vogliamo turbare un’altra persona. Ma cosa succederebbe se facessimo davvero arrabbiare qualcuno? Cosa potrebbe succedere? Si creerebbe disagio? Quindi forse il vero motivo per cui non vogliamo far arrabbiare gli altri è perchè non vogliamo sentirci noi a disagio. Qualunque cosa facciamo, la pratica dello Yoga ci permette di realizzare prima di tutto ciò che facciamo, poi di esaminare il motivo per cui lo facciamo e infine ci permette di lasciar andare tutto quando siamo pronti a farlo. Infatti, queste cose a cui ci aggrappiamo – sia che si tratti di un pensiero, di un sentimento, di una persona, di una cosa materiale – sono intrinsecamente legate l’una all’altra e formano così una complessa rete di intrecci e disturbi. E il vero spirito e la vera gioia di dare – e anche di ricevere – possono essere sperimentati veramente solo quando lo facciamo completamente liberi da attaccamento e secondi fini.

Una delle lezioni importanti della Bhagavad Gita è il karma yoga ovvero l’azione senza risultato, il semplice fare qualcosa senza aspettarsi nulla in cambio. Un modo di agire che, sorprendentemente, ci dona qualcosa di molto prezioso: la compassione e la gratitudine, due sentimenti questi che spesso ci dimentichiamo.
Il karma yoga è, invece, una buona pratica da adottare durante il Natale, per essere dei buoni Yogi. Sfornare centinaia di biscotti per figli e nipoti, per esempio e per restare nel semplice. Fare una donazione a un’associazione che salva animali, distribuire un pasto caldo a chi ne ha bisogno e non ha una casa dove festeggiare il Natale. Se ti dico azione senza risultato, sicuramente ti verrà in mente qualcosa da fare. Ognuna ha la sua e va bene così.

Quanto al tempo… che sicuramente ti sarà venuto in mente leggendo tutta questa pappardella di nozioni… beh… regalare tempo è certamente qualcosa di molto più utile di un set di pentole o un profumo da centinaia di euro. Ma, anche qui, abbiamo veramente bisogno del Natale per regalare e avere tempo? Avere tempo a Natale è un po’ come avere tempo la domenica, dopo una settimana di lavoro. Sicuramente meglio di niente. Ma non è questo il punto.
Il punto è avere tempo che resti, che avanzi. Non un tempo illimitato, ma un tempo utile. Ogni giorno si dovrebbe avanzare del tempo, per amare, per dare un bacio, per cucinare un biscotto.

Il mio augurio più grande che faccio ai miei studenti o a chiunque approdi su questo articolo è – come regalo – un nuovo schema di pensiero, che non si radichi completamente, ma che abbia la capacità di evolversi, di modificarsi per flettersi ai cambiamenti della vita, in modo da rimanere costante nell’essenza.

Namastè

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