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Riprenditi il tuo tempo

Osservando gli ultimi anni di mia nonna, 90 anni vissuti con mani forti e spalle larghe, mi sono accorta di come la relazione col tempo cambi, nel corso della vita, compresa la relazione con le cose più essenziali della stessa esistenza. La giornata è scandita in modo regolare, organizzato, con un ritmo che – pur lento – è molto, molto preciso. La colazione del mattino, con tè e fette biscottate, la pulizia delle lenzuola o degli strofinacci della cucina, un buon pranzo, seguito da una passeggiata in cortile alla calda luce del sole, un pisolino nel pomeriggio, una cena leggera per conciliare un sonno tranquillo durante la notte.

Forse, detta così, può sembrare una sopravvivenza noiosa, priva di novità ed eccitazione, ma ho come l’impressione che ogni azione sia assaporata nel più piccolo dettaglio: il piacere del contatto tra le mani e la tela ruvida delle lenzuola, regalate per il suo matrimonio. Il dono prezioso di poter ancora muovere le gambe per fare una passeggiata nel vialetto accanto a casa, alla luce del sole. Il piacere di scartare un cioccolatino con le proprie mani, senza aver bisogno dell’aiuto di qualcuno. Non è meraviglioso?

Tutto questo contrasta irrimediabilmente con i nostri ritmi quotidiani dove la frenesia regna sovrana e non c’abbiamo manco più il tempo di goderci un buon caffè prima di andare a lavoro. E quando dico ‘goderci un buon caffè’, intendo metterci almeno 10 minuti.

E in questo vortice frenetico c’ero dentro fino all’osso prima di cominciare a fare yoga. Il mio tempo era scandito dai pezzi che dovevo consegnare al mio editore, dai clic che dovevo raggiungere e dai clienti che dovevo per forza portare al giornale, malgrado fossi una semplice giornalista. La cosa più incredibile di tutto questo era che più facevo, più avevo le ore impegnate, più mi trattenevo al pc fino a tarda notte, più il mio ego gongolava. Ero una wonder woman. E se, per caso, il tabaccaio mi tratteneva qualche secondo in più a fare conversazione in negozio, mi arrabbiavo terribilmente per il tempo che mi stava facendo ‘perdere’. Oltre a essere già proiettata alla scrivania, con le dita brulicanti sulla tastiera del pc – almeno nella mia mente.

Oggi il tempo è diventato un bene di lusso, e le ore sono incastonate nella giornata come i grani di un melograno, perfettamente, ognuna al suo posto. Cinque minuti per prendere il caffè, mezz’ora per preparare i vestiti e cambiarsi, mezz’ora per vestire i figli e portali a scuola. Quattro ore di lavoro, pausa pranzo a scorrere velocemente la schermata del cellulare mentre bocconi di cibo indefinito entrano nella cavità orale con automatismo. Altre quattro o cinque ore di lavoro (se va bene), un’ora per riprendere i figli a scuola, mezz’ora per fare la spesa, un’ora per la cena e un altro paio di ore per mettere i figli a letto. Per chi non ha figli si sostituiscano le ore a loro dedicate con sguardo fisso sul computer ad evadere mail e controllare dati. Il giorno dopo si ricomincia, con tanto di baracchino per il pranzo – per se stessi e per i figli magari.
Con il risultato che spesso, a fine giornata, non si ha la più pallida idea di dove siano finite tutte quelle ore.

Eppure la vita oggi un po’ ci obbliga a certi ritmi: se abbiamo degli obiettivi (il che è comunque molto sano) cerchiamo di fare in modo di raggiungerli. Non c’è niente di male nella spinta alla creatività. Ma viviamo in una cultura che premia la produttività e la velocità. Prima che ce ne accorgiamo, siamo coinvolti in una battaglia perpetua con il tempo, perdendo le nostre connessioni con il nostro io più profondo e con gli altri. Per ritornare poi al punto di partenza: vorremmo più tempo. Indipendentemente da ciò che facciamo vorremmo sempre più tempo. Eppure il tempo è qui, finché siamo su questa terra, a nostra disposizione.

C’è un modo per riappropriarsi di questo tempo? Fortunatamente sì e questo non significa di certo ritirarsi sulle montagne a fare gli eremiti. Ma essere semplicemente più presenti e, sì, rinunciare a qualcosa per prendersi cura di se stessi e delle persone che amiamo.

Per vivere il tempo in modo diverso, è necessario coltivare e praticare un nuovo rapporto con esso, proprio come si coltiva una pratica di yoga o di meditazione. Serve impegno e concentrazione. In poche parole? Ci si deve pensare e impegnare. Questo approccio, radicato nella filosofia descritta negli Yoga Sutra – in particolare nei concetti di studio di sé, onestà e comprensione – può portarti in una più profonda armonia con il tempo, permettendoti di impegnarti più pienamente in ogni momento.

Svadhyaya

Il tuo primo passo è lo svadhyaya, o studio di sé, uno dei principi etici dello yoga. Svadhyaya ti chiede di guardare dentro te stesso e di conoscerti meglio. Ti insegna a sentire la differenza tra i tuoi ritmi naturali e la cadenza del mondo che ti circonda. Può insegnare ciò su cui è utile concentrasi e ciò che, invece, può essere abbandonato o lasciato al caso. Naturalmente ci vuole tempo per fare anche tutto questo, si tratta di cambiare la routine. Così è possibile farsi delle domande, per essere più consapevoli:

Oltre a mangiare e dormire, come faccio a distribuire il mio tempo in un tipico periodo di 24 ore?

Le attività in cui trascorro la maggior parte del mio tempo mi nutrono o le faccio per obbligo?

Metto i bisogni degli altri al primo posto, solo per non avere sensi di colpa o lo faccio con amore?

Quando ho bisogno di più tempo, cosa immagino di fare con esso?

Non concentrarti sulle risposte, inizialmente. Ma comprendi che genere di sensazione ti danno certe domande.

Molti ricercatori che studiano la neurobiologia delle relazioni sociali parlano di contagio emotivo, il che significa che il tuo cervello è in grado di cogliere, e rispecchiare, le emozioni degli altri. Puoi prendere il buon umore o il cattivo umore di qualcun altro in meno tempo di quanto ci vuole per avere un pensiero cosciente, il che rende le emozioni ancora più contagiose di un raffreddore o di un’influenza. Allo stesso modo, le persone spesso adattano il loro senso del tempo a chi li circonda in una sorta di contagio temporale. Quando si è con persone che si muovono velocemente è possibile che anche il nostro ritmo aumenti, malgrado la nostra volontà.

Satya

Una volta che hai dato uno sguardo più da vicino a dove va il tuo tempo e hai cominciato a conoscere le tue priorità innate e il tuo ritmo, sei pronto a esplorare il principio yogico del satya, o verità. Satya è una naturale propaggine dello studio di sé; quando sai quali sono le tue verità, è più probabile che tu riconosca quando ti stai muovendo attraverso il mondo in modi che non rispettano pienamente quelle verità. In poche parole, se sai chi sei (veramente) è probabile che tu cominci a escludere dalla tua vita tutte quelle attività che non ti rappresentano e che non sono altro che bugie che continui a dire a te stesso. Lo so, ci vuole coraggio. Ma la chiarezza dei propri limiti, delle proprie caratteristiche è delle proprie verità è piena libertà, anche se all’inizio fa un po’ paura.

Aparigraha

Ed è in questo momento, quando hai capito che forse puoi scandire il tempo in modo diverso, che puoi applicare un altro dei fondamentali principi dello yoga, aparigraha. Aparigraha ti insegna a lasciar andare la necessità di produrre di più, ottenere di più, acquisire di più. Ti motiva a rilassare la tua presa a pugno di ferro sulla realizzazione materiale o misurabile.

Avrei potuto avere una carriera molto superiore a quella che ho avuto e che ho se mi fossi trasferita a Milano. Sarei diventata più famosa, avrei banchettato nei piani alti dell’editoria (e forse anche negli studi di yoga più lussuosi della città – perchè no?), ma ho lasciato andare e ho rifiutato di trasferirmi. Perchè? Perchè sapevo che non avrei potuto sopportare la lontananza dalla mia famiglia madre, dalla mia casa. Ormai conosco bene questa parte di me, conosco le mie radici, la mia verità. E ho strutturato il mio tempo sulla base di questa fondamentale verità per me. Forse non sono così famosa, forse il mio conto in banca non è esattamente come quello che avrei potuto avere trasferendomi a Milano, ma questa è la mia verità. E, in questa verità, sto bene.

Quando si arriva a una consapevolezza tale, molte possibilità si possono manifestare nella propria vita. Si è più presenti. La presenza fisica è il miglior modo per stare nel proprio tempo. Stare nel tempo, senza lasciarlo scivolare. La presenza fisica, il movimento, ci permette di sentire profondamente la presenza. E questo è importante, perchè se faccio qualcosa so perchè e non è un gesto automatico.

Sapere chi si è fondamentale per suddividere nel modo giusto il proprio tempo. Oggi mi prendo tempo anche per guardare i merli che banchettano sotto i carpini dietro casa, per osservare il sole splendere e riscaldare il mio viso in un pomeriggio di gennaio. Mi prendo tempo per aiutare mia nonna ad espletare le sue funzioni naturali, in questo momento della sua vita. Mi prendo tempo per le persone che vengono a lezione da me e in me hanno riposto la loro fiducia. Mi prendo tempo per mia madre e per Nicola, mio marito.

Cosa è importante per te? Prenditi il tempo e il coraggio della tua verità.

Lo yoga può aiutare in questo. Con pazienza e fiducia. Ma ridà tempo.

Namastè

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