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Panis, lo yoga e il profumo di basilico

I ricci di Panis, sinuosi e scuri, si muovono lentamente mossi da un leggero vento che si è alzato all’improvviso, in un pomeriggio di accennata primavera. Le temperature sono piuttosto alte, malgrado sia solo il primo di marzo.

Nonna dice che dovremo aspettarci una primavera piovosa, «questo caldo ce lo farà pagare, vedrai». Ma non l’ascolto. Di solito fa il gufo un po’ per tutto e non sempre ci azzecca.

Insieme al vento caldo e ai ricci che si muovono, c’è anche un odore inteso di basilico nell’aria.

Mi siedo su un dondolo in vimini e lascio che quell’odore mi inebrii narici, tempie, cervello. Panis è seduta accanto a me e lue sue mani continuano a districarsi tra oli profumati di canapa e jojoba come fossero pozioni magiche.

E lei, le sembianze di una maga un po’ ce le ha per davvero, in quell’alone di mistero che la circonda, negli occhi scuri e nella carnagione olivastra tipica degli iraniani, un popolo che mi è sempre piaciuto molto. Panis è una di quelle persone a cui vuoi bene subito, anche se non sai ancora perchè.

Lei e le sue erbe, per me, hanno un fascino che arriva da lontano. «Tu che fai yoga – mi dice – lo sai che il basilico è una pianta originaria dell’India? E’ considerata un’erba sacra, dedicata a Vishnu e Krishna, i quali offrono protezione fisica e spirituale alle persone che usano questa pianta. Dovresti usarla».

Da buona italiana e amante del cibo avevo sempre associato il basilico al pomodoro: sì, la pasta al sugo della nonna o la pizza Margherita che mi fa Caterina, l’amica del cuore di mamma, una napoletana verace, verace come le vongole.

Insomma, per me, il basilico era qualcosa che andava bene con il sugo, non con la pelle e figurati con lo yoga. Era la piantina da tenere sulla mensola vicino al lavello, per acciuffarne le foglie all’occorrenza e buttarle nella pasta.

E se penso ai miei viaggi in India, tra praterie ricolme di colza, città polverose odoranti di spezie e zuppa di lenticchie invasa dal coriandolo, metterci in mezzo il basilico che sa tanto di mediterraneo e di Sicilia, mi fa un po’ strano, in effetti.

Panis, invece, mi stava parlando di qualcosa di molto più regale, di molto più profondo, che non avevo considerato. «Il suo nome viene dal greco “basilikos”, che significa “regale”, in quanto la finezza del suo aroma e del suo profumo sono stati degni dei più grandi re. Per migliorare concentrazione e acutezza mentale, i dignitari della Corte cinese usavano chinarsi sopra bacinelle colme di basilico prima di deliberazioni importanti. Gli Egizi ne ricavavano delle corone, forse perchè erano già a conoscenza delle incredibili virtù di questa pianta sull’insieme della regione cefalica».

Mi perdo ad ascoltare Panis, nel vortice dei suoi boccoli che continuano a fluttuare nell’aria e nell’odore di quel basilico, ridotto in essenza, che mi entra dentro, percorrendo ogni pezzettino di me, della mia pelle e dei miei tessuti. In questo momento c’è connessione, forse è l’India, lo yoga, lo spirito, ma c’è unione. Tra me, Panis, il nostro spirito e quell’odore di basilico che sembra aver dato vita a tutto questo.

Le chiedo di raccontarmi di più mentre m’immagino tra le praterie di colza dell’India del Nord. «E’ un prezioso alleato per riequilibrare la sfera emotiva, riducendo lo stress e il nervosismo grazie al suo effetto ansiolitico e antidepressivo – continua Panis -. In aromaterapia, l’olio essenziale di basilico viene usato come equilibrante e armonizzante del sistema nervoso, poichè favorisce uno stato d’animo positivo e aiuta il rilassamento e lenisce i disturbi psico-emotivi legati a una tensione del plesso solare».

Il plesso solare o Manipura chakra è uno dei centri più importanti perchè rappresenta l’io, il nostro rapporto con noi stessi e con gli altri. E’ la sede dell’ego e la sua apertura – soprattutto con le torsioni – può scatenare delle emozioni molto forti, pianti e riflessioni interne molto profonde che ci lasciano basiti, nel più tombale silenzio. E’ il centro della fiducia, soprattutto verso se stessi. E la cosa straordinaria, che mi sta insegnando Panis proprio oggi, nel giorno del suo compleanno, mentre soffia il vento di phon, è che il basilico può aiutare questa riequilibrazione, con noi stessi. Ma come?

basilico-yoga-meditazione

«Qualche goccia in diffusione – mi dice Panis -. Quando pratichi yoga o in meditazione. Per migliorare la concentrazione, anche durante tutta la giornata, si può massaggiare sui punti energetici (polsi, tempie, plesso solare) una miscela di olio essenziale di basilico con un olio vegetale a scelta, meglio se leggero e facilmente assorbibile come l’olio di jojoba o di canapa. Non utilizzare mai oli essenziali in purezza sul corpo, poichè sono molto concentrati e quindi aggressivi sulla pelle se non opportunamente diluiti. Se riesci fai un test di tollerabilità ogni tanto applicando una goccia di olio essenziale diluito in poco olio vegetale nell’incavo del gomito. Non siamo sempre uguali: è possibile che un olio essenziale, prima ben tollerato, possa provocare sensibilizzazione».

Il basilico e lo yoga. Un’unione che non avevo mai considerato, ma che sembra improvvisamente perfetto. «Magari ci facciamo un viaggio insieme in India, prima o poi», dico a Panis. Lei mi sorride e continua con le sue pozioni. Ma ci andremo, un giorno. Ne son sicura 🙂

Panis è un’erborista, appassionata di musica e una persona speciale. La trovate sulla sua pagina Facebook.

Namastè 🙂

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