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Il loto, lo yoga e la rinascita (anche senza pollice verde)

Partiamo dal presupposto che non ho proprio quello che si dice un ‘pollice verde’.

A differenza di mia madre che ha sfilze di orchidee disposte sul davanzale e a cui parla ogni mattina, io con i vegetali non vado così d’accordo.

Anche se, forse, il segreto è proprio fare quattro chiacchiere con loro. Sì, ogni tanto chiedergli come stanno, se hanno passato bene la nottata. Cose così, di ordinaria routine.

Studi scientifici hanno dimostrato che, in qualche modo, le piante sentono. Non so bene cosa, ma qualcosa sentono per forza. Altrimenti non si spiegherebbe perché le orchidee di mamma sono praticamente immortali.

Durano anni e siccome a ogni ricorrenza amici e parenti pensano bene di regalarci delle orchidee, alla fine mamma ha finito per inondare la casa. Per non parlare del Ficus. Ecco, quello sì che mi piace. E’ del genere elastica, con le foglie spesse, larghe e lucenti.

E la cosa che più mi diverte è annaffiarlo: faccio solo quello – giuro – per non mandare in ‘malora’ la serra botanica in cui mamma ha trasformato casa.

Le gocce d’acqua corrono sull’epidermide come biglie impazzite, trasparenti, fluide e incontrollabili. A seconda di come muovo la pagina, quelle si spostano, cambiano forma. Si allungano trasformandosi in gusci d’arachide per poi ritornare tonde e tozze, che ti verrebbe voglia di mangiarle.

Non siamo forma, ma possiamo assumere tutte le forme.

E’ il principio dell’Odaka Yoga e questa cosa dell’acqua e del Ficus mi piace proprio: rispecchia il nostro mantra.

L’India, l’acqua e lo yoga sono strettamente collegate. Se prendo una foglia di loto, ad esempio, succede lo stesso: la pagina non assorbe l’acqua. Quella si muove e sfugge al tuo controllo. Come un bimbo che corre nel prato e quando lo stai per raggiungere, ti passa tra le gambe. E ti frega. Ciao ciao.

Le due superfici, quella della goccia d’acqua e quella dell’epidermide della foglia, si toccano, ma non si assorbono.

Un concetto fondamentale nello yoga: il distacco. Per questo il fiore del loto, in India, è così importante. Tanto che lo yoga ci ha dedicato una posizione: Padmasana, la posizione del loto.

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Sappiamo tutti che questo fiore cresce in acque fangose, ma non ne rimane influenzato. Bianco, blu, rosa o rosa e bianco, i suoi petali evocano i sentimenti di purezza nella mente di tutti. Secondo la filosofia indù, gli esseri umani dovrebbero vivere come un loto in questo mondo astuto, senza scrupoli, completamente distaccati e con il cuore puro, non toccati dalla mente e dal mondo esterno.

Se ci pensate questo vegetale affonda le sue radici nella terra melmosa degli stagni, si radica a ciò che di più solido abbiamo nella vita: la terra. E poi, allungandosi nell’acqua per tre giorni, emerge verso l’aria e la luce, sbocciando nella sua bellezza, come se volesse raggiungere l’infinito.

Io penso che sia straordinario. Ed è ciò che facciamo tutti i giorni a lezione: ci radichiamo col bacino al tappetino, cerchiamo un contatto solido e costante con la terra, per poi spingerci verso l’alto, vero l’ignoto. Siamo dei fiori di loto, alla fine. Chi più chi meno.

Perché non ci può essere terra senza cielo, materia senza spirito.

Così ho pensato di mettervi qui tutti i significati del fiore di loto, anche se Padmasana, la posizione del loto non vi riesce ancora. E’ una posizione difficile, che può essere completata solo dopo un lungo lavoro sulle anche. Ma non vi preoccupate. Arriverà, se sarete costanti.

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Il fiorire di nuovi inizi

Ogni pratica presenta un nuovo inizio. Quello che è successo sul tappeto la settimana scorsa potrebbe essere molto diverso da quello che succede oggi. Alcune pose arrivano senza sforzo, mentre altre sfidano e rafforzano. Un significato del fiore di loto nello yoga è un promemoria del fatto che se ci avviciniamo ad ogni pratica come un’opportunità di fiorire, sono in serbo per noi infiniti nuovi inizi.

Luce e ascesa dal buio

Il fiore di loto è la prova che una vita audace e luminosa può nascere dai luoghi più bui. Praticando lo yoga, emergono gli aspetti più illuminati di noi, semplicemente esplorando ciò che c’è dentro. Ci sentiamo più leggeri perché siamo pieni di respiro, lasciandoci alle spalle il peso della preoccupazione. Se non riusciamo a fare Padmasana, la posizione del loto, possiamo servirci di altri strumenti.L’uso di un mudra di loto – palmi delle mani, pollici e mignoli che si toccano e le altre dita che si estendendo verso la luce – è un modo potente per coltivare il significato spirituale del fiore di loto nella pratica.

Lo sviluppo divino del vero essere

Il significato del fiore di loto è la fioritura del vero essere, anche in condizioni di incertezza. Ciò che si svolge sul tappeto è sempre vero. Il tappeto è uno specchio. Mentre pratichiamo, sveliamo ciò che è reale. Siete voi, eccovi lì. Come non vi eravate mai visti.

Apertura del cuore

Gli insegnamenti spirituali si riferiscono al fiore di loto come metafora del cuore. Un fiore di loto chiuso è il cuore, con il suo infinito potenziale di illuminazione, in attesa di dispiegarsi. Un fiore aperto è illuminato e vitale, pronto a condividere il suo splendore con l’universo. Nella pratica dello yoga, l’apertura del cuore si pone per espandere la capacità del corpo di arrendersi all’amore di sé.

Sopravvivenza nelle acque fangose

Il fiore di loto galleggia senza sforzo nella luce, mentre le sue radici lavorano diligentemente nel buio e nell’oscurità. Molto della crescita personale avviene in questo modo. Durante i tempi minacciosi, sperimentiamo i cambiamenti più importanti. La pratica dello yoga ci permette di affrontare queste sfide con equilibrio. Proprio come il loto, nella sua grazia infinita, va alla deriva con facilità, così possiamo unire respiro e movimento.

Ricordatevi del loto nella vostra pratica.

Namastè 🙂

Un commento su “Il loto, lo yoga e la rinascita (anche senza pollice verde)

  1. Pingback: Padmasana, come fare la posizione del loto – Yoga

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